13 dicembre 2012, Federazione Operaia Sanremese, Via Corradi 47 Sanremo – ore 21.00

QUARTO SEMINARIO SERATE CON L’UNIVERSITA’ A … SANREMO

L’ARCHITETTURA COME STRUMENTO PER PROMUOVERE L’IDENTITÀ DEL TERRITORIO E VALORIZZARE IL PAESAGGIO

Relatore: Giuseppe PANEBIANCO
Presidente dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Imperia

Introduce e modera: Marco DEVECCHI
Docente della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Torino

Il territorio che ci circonda è un manufatto complesso, composto da caratteri orografici, idrogeologici, vegetazionali ma anche infrastrutturali, urbanistici e architettonici. E’ l’esito di un concorso incessante di azioni dalla natura complessa che coinvolge risorse identitarie storiche, culturali, morfologiche, naturalistiche, sociali, simboliche e tecnologiche.

Nel paesaggio sono ben visibili le tracce dell’umanità, le modificazioni antropiche, che, fino alla rivoluzione industriale, hanno avuto pari peso rispetto alle evoluzioni naturali, poiché ogni territorio sia urbano che agricolo ha subito nel tempo alterazioni non spontanee.

Giovanni Boine, nel 1911 scriveva “I nostri monumenti non sono nelle piazze delle nostre città, sono le nostre fasce, la pietra tagliata dalle nostre dure braccia liguri e trasformata in terra da coltivare. Questa è la Liguria…”

L’equilibrio tra evoluzione naturale ed intervento dell’uomo si è incrinato definitivamente dopo la seconda metà del secolo scorso. L’edilizia, ben diversa dall’architettura, ha spesso danneggiato irreparabilmente il nostro territorio distruggendo l’opera millenaria dei nostri avi.

Oggi assistiamo a continui atti di accusa nei confronti degli architetti e dell’architettura. Media e comitati per la salvaguardia del paesaggio si scagliano in maniera indifferenziata contro chi interviene sul territorio.

L’unica soluzione sembra essere quella della conservazione e della tutela del territorio nel senso più stretto del termine, bloccando ogni possibilità di intervento e assegnando al paesaggio la sola funzione contemplativa.

“Salviamo il paesaggio!”, “Difendiamo i territori!”, “Stop alla cementificazione!”: questi gli slogan dei comitati e i titoli dei giornali che inveiscono contro gli architetti.

Non dobbiamo però dimenticare che il paesaggio ligure (e quello di tutto il mondo) è il frutto di secoli di continua innovazione agricola, economica, tecnica e culturale. Cinquant’anni di edificazione scriteriata e non pianificata non devono consentire di mettere da parte la spinta innovativa di una “vera” architettura, attenta all’identità del territorio, rispettosa della storia dei luoghi, capace di reinterpretare in chiave contemporanea le tipologie costruttive, gli stili e i materiali tradizionali.

La nuova sfida dell’architettura è quella di rispondere alle mutate condizioni economiche e produttive della società, rigenerare paesaggi che hanno perso nel tempo la loro originaria funzione e riqualificare la città diffusa, ormai caratterizzata da strutture insediative ibride tra l’urbano e l’agricolo, che hanno fatto perdere quel senso di identificazione degli abitanti con il proprio territorio.

Architettura e paesaggio non devono essere considerate in contrapposizione. L’architettura anzi può e deve essere strumento di valorizzazione del paesaggio, riqualificando le preesistenze e introducendo nuovi valori paesistici con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita.

Giuseppe Panebianco